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Home Dizionario archeologico Criteri di trascrizione e segni diacritici
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La condizione dell'area iscritta di un supporto, considerata dal punto di vista dell'integrità del testo epigrafico, viene definita: 

▪ TRASCRIZIONE COMPLETA: l'iscrizione è interamente trascrivibile.

 

▪ TRASCRIZIONE COMPLETA, ACCRESCIUTA: la scoperta di una nuova parte rende completo il testo.

▪ TRASCRIZIONE COMPLETA, DIMINUITA: di un testo già noto al completo, si è persa una parte (per frattura, abrasione ecc.).

▪ TRASCRIZIONE COMPLETA, INTEGRATA: testo reso intero da integrazioni sicure (quelle derivanti da confronti inequivocaboli con altri testi epigrafici).

▪ TRASCRIZIONE INCOMPLETA: manca una parte del testo (non importa quanto grande).

▪ TRASCRIZIONE INCOMPLETA, ACCRESCIUTA: di un testo che permane incompleto, si è acquisita una nuova parte.

▪ TRASCRIZIONE INCOMPLETA, DIMINUITA: di un testo noto solo in parte, si è persa una porzione (per frattura, abrasione).

▪ TRASCRIZIONE INCOMPLETA, ACCRESCIUTA E DIMINUITA: si è persa una porzione della parte già nota del testo, ma se ne è acquisita un'altra porzione che ci permette di completare la trascrizione.

▪ TRASCRIZIONE INCOMPLETA, ACCRESCIUTA E DIMINUITA: come al punto precedente, con la differenza che la porzione nuova di testo non arriva a completare la trascrizione dell'epigrafe.

▪ TRASCRIZIONE AMPLIATA: si è potuto decifrare qualcosa in più rispetto alle trascrizioni precedenti (può avvenire con testi malconci o parzialmente occultati da un ostacolo fisico).

▪TRASCRIZIONE CONTROLLATA: si è accertato sull'originale che la trascrizione fatta dal trascrittore da cui dipendiamo è esatta.

▪ TRASCRIZIONE CORRETTA: sono stati eliminati gravi errori di lettura o di interpretazione (scioglimento sbagliato, integrazioni inverosimili).

▪ TRASCRIZIONE MIGLIORATA: si sono apportati lievi miglioramenti correggendo sviste ed errori che non pregiudicavano la comprensione del testo (desinenze copiate male, divisione delle righe inesatta, apices non segnalati ecc.).

Nella scheda epigrafica bisogna specificare se quella che forniamo è una trascrizione autoptica (cioè eseguita davanti all'originale) o una trascrizione da foto, da calco cartaceo, ecc. Sono possibili due tipi di trascrizione:

 

1. Trascrizione a disegno, alla portata di chiunque, consiste nella riproduzione fedele, attraverso un disegno, dell'iscrizione. Una trascrizione in sole lettere maiuscole equivale, quando vi sia piena corrispondenza con l'originale, a una trascrizione a disegno.

 

2. Trascrizione interpretativa. Questo secondo tipo di trascrizione - attuabile solo da chi conosca la paleografia e il formulario - ha come fine quello di mettere a disposizione del lettore, specie se non epigrafista, un testo chiaro. Per essere esauriente richiede:

  • 1. aggiunta della punteggiatura logica;
     
  • 2. la distinzione tra maiuscole e minuscole con uso del corsivo, trattandosi di testi in latino.
     
  • 3. lo scioglimento delle abbreviature, prenomi compresi;
     
  • 4. l'uso di segni speciali detti diacritici.
     

Sono possibili due tipi di trascrizione interpretativa: il primo rispetta l'impaginazione dell'originale, andando accapo insieme al testo che si sta trascrivendo; il secondo indica invece la fine della riga con un trattino obliquo (/) posto tra due spaziature (se una parola è divisa tra due righe successive il trattino obliquo va inserito nel corpo della parola senza spaziature: es. con/iugi).

I segni diacritici sono quei caratteri simbolici adottati in via convenzionale al fine di rendere evidente quale sia lo stato di conservazione del testo dell'iscrizione. Tali segni, parentesi tonde ( ), quadre [ ], graffe { }, acute < >, trattini - - -, usati in reciproca combinazione, permettono inoltre:

- di evidenziare gli interventi del trascrittore e di permettere a chi legge un'epigrafe trascritta di distinguere le lettere e le parole effettivamente incise sul reperto da quelle integrate o da quelle rese esplicite (= abbreviature sciolte, ecc.);

- di segnalare graficamente la presenza di antichi errori, aggiunte, omissioni, cancellature.

scio(glimento) abbreviatura risolvibile, se si è in grado di pervenire allo scioglimento di parole abbreviate per troncamento (es. ann(is)), ridotte alla sola iniziale (es. D(is) M(anibus)), oppure contratte in vario modo (es. post(eris)que). Bisogna togliere, qualora ve ne siano, le lettere reduplicate (usate quando la parola è riferita a due o più persone): P P L = P(ubliorum duorum) oppure P(ubliorum II) l(ibertus). Qualora non sia determinabile il caso grammaticale in cui porre lo scioglimento di una parola si omette la desinenza sostituendola con un trattino: es, l(ibert-).

scio(glimento?) scioglimento dubbio: es. f(ilius?).

scio(- - -) abbreviatura irrisolvibile, resa con tre trattini chiusi tra parentesi tonde: es. f(- - -).

segni speciali Le lettere retroverse o tutti quei segni non riproducibili sulla tastiera di un computer andranno tradotti per esteso tra doppie parentesi tonde: es. C retroversa = ((mulieris)); Θ, cioè il theta nigrum = ((mortuus)).

la[cuna] parola tronca totalmente integrata: es. M[anibus].

la[cuna?] parola tronca dubitativamente integrata: es. f[ilius?].

la[cun-] singola parola tronca con desinenza non integrabile: es. l[ibert-].

[- - -] lacuna laterale non misurabile: per indicare che alla destra o alla sinistra di una lettera o parola esiste una lacuna di dimensioni non calcolabili, sono sufficienti tre trattini entro parentesi quadre.

[- - -?] lacuna dubbia.

la[- - -] parola tronca non integrabile e lacuna non misurabile.

la[cuna - - -] parola tronca integrata e lacuna non misurabile di riga: es. fec[it - - -].

[la]cuna parola acefala totalmente integrata: es. [benem]erenti.

[- - - la]cuna parola acefala totalmente integrata, preceduta da lacuna laterale non misurabile: es. [- - - benem]erenti.

[-c. 7-] lacuna misurabile (c. per circa, seguito dalla cifra, indica il numero delle lettere che si suppongono perdute).

[-] lacuna del prenome: es. [-] Cornelius Scipio.

[-?] lacuna dubbia di prenome.

[·], [··], [······] lacuna dimensionabile (il numero dei puntini, variabile, indica una lacuna non colmabile, ma pari allo spazio occupato da tante lettere quanti sono i puntini).

[- - - - - -] lacuna di una intera riga: sei trattini tra parentesi quadre.

- - - - - - lacuna di un numero indefinibile di righe: sei trattini senza parentesi quadre.

lettera riconoscibile se una lettera, anche se rovinata e priva di uno dei suoi tratti, è riconoscibile indipendentemente dal contesto in cui è inserita, va trascritta come se fosse integralmente conservata.

lett. ric. in base al contesto se una lettera, rovinata e priva di uno dei suoi tratti, è riconoscibile solo perché il contesto esclude letture alternative, va trascritta con un punto sotto: es. libertus.

lettera non identificabile se non è possibile identificare una lettera, essa va trascritta con il segno +.

{espunzione} le lettere filologicamente da espungere vanno poste tra parentesi graffe: es. dedica{ra}runt.

<omissione> le lettere da aggiungere nella trascrizione perchè saltate o dimenticate dallo scriptor vanno trascritte tra parentesi acute: es. fil<i>us.

tes<- - -> singola parola incompiuta: tre trattini chiusi tra parentesi acute.

<- - -> iscrizione rimasta incompiuta: tre trattini chiusi tra parentesi acute staccati tramite una spaziatura dall'ultima lettera incisa nell'iscrizione.

`aggiunta epigrafica΄ le aggiunte (una lettera, una parola, una riga) fatte in antico a un'iscrizione per rimediare a una dimenticanza o per aggiungere nuovi elementi, vanno trascritte fra due segni convenzionali: `(= inizio aggiunta) - (fine aggiunta =)΄

[[lettere scalpellate]] le lettere o parole scalpellate in antico vanno trascritte tra doppie parentesi quadre, entro le quali si usano i segni diacritici sopra illustrati in relazione alla leggibilità della parte di testo scalpellata: es. [[Domitianus]]; [[Domitia[nus]]]; [[Domiti(anus) ]]; [[ [- - -] ]]; [[ [- - - - - -] ]], ecc.

«lettere scritte in litura» le lettere o parole incise in litura, cioè su un'area precedentemente scalpellata, vanno chiuse entro doppie parentesi acute. 

lettere perdute ma note le lettere o parole di un'iscrizione attualmente perdute, ma note e trascritte già da altri studiosi , devono essere trascritte con l'uso della sottolineatura: es. filius.

numerali i numerali nella trascrizione si possono lasciare come sono (es. vixit ann(is) LX) oppure scogliere tra parentesi tonde [es. vixit ann(is) (sexaginta)].

parole sottintese si possono aggiungere alla trascrizione purché siano poste tra parentesi tonde e precedute dall'avverbio latino scilicet ("si intende"): es. Faustus C(aii) Iuli (scil. servus).

nessi le lettere unite in nesso vanno trascritte normalmente, segnalando nel commento paleografico che sono unite in nesso.

Giovanna Di Giacomo

 

Bibliografia: H. Krummrey-S. Panciera, Criteri di edizione e segni diacritici, in Tituli, 2, 1980, pp. 205-215; I. Di Stefano Manzella, Mestiere di epigrafista. Guida alla schedatura del materiale epigrafico lapideo, Roma 1987, pp. 209-219.

Esempio di trascrizione: CIL, VI 15338, vd. anche V. Vespignani, Di alcuni antichi edifizi scoperti nella villa Aldobrandini e nelle sue vicinanze, in Bull. Comm. Arch. Municip., 4, 1876, p. 113 (per errore C.L. Visconti ad CIL); G. Di Giacomo, Contributo a CIL, VI - Supplementa. Inediti e revisioni, in Rend. Mor. Acc. Lincei, 19, fasc. 1, ser. IX, 2008, p. 33, nr. 10.

 


Fig1

Fig2

I due frammenti, marginale inferiore sinistro (a: cm 10 x 12 x 2) e destro (b: 17 x 13,5 x 2,5; lett. 2-1,8), ritenuti inediti e di provenienza ignota, sono stati riconosciuti come parti solidali della medesima lastra sepolcrale marmorea, a sua volta identificata con il frammento marginale inferiore, isolato e intero, rinvenuto nella «zona espropriata della villa Aldobrandini sul Quirinale durante i lavori per la costruzione di via Nazionale» (Vespignani; Urbs P 24) e quindi collocato nel Tabularium (in repositis), dove Johannes Schmidt lo ha schedato per l'edizione in CIL (1886), già fratto in due parti contigue. Queste ultime, non riconosciute come appartenenti al medesimo supporto, sono state in seguito trasferite nel Palazzo delle Esposizioni e riposte in due casse separate (a, cassa 162; b, 184), che ora si trovano nei magazzini del Museo della Civiltà Romana. Negg. Univ. 6855 (a), 5701 (b). Grazie alle similitudini paleografiche e di impaginazione riscontrate tra le foto dei due frammenti è stato possibile non solo riconoscerne l'originaria contiguità, ma soprattutto recuperarne il contesto archeologico e topografico di provenienza attraverso la pubblicazione nel Corpus.

Rispetto al CIL, il testo risulta oggi diminuito in alto, a destra e lungo i margini verticali interni, che non presentano più alcun punto di contatto. Si propone quindi la seguente trascrizione:

- - - - - -

[- - -?] sibi et suis post[erisque eorum].

`[- - -?] Claudia Cla<u>di Ur[bici? l(iberta)? - - -]´

`[- - -?] verne (!) suae fecit. V[ix(it) ann(is) - - -]´.

R. 1 sibi et sVis LO[- - -] Vespignani; [s]IbI ET sVIS posT[eris - - -] Schmidt, con lettura corretta e ampliata rispetto al primo editore, ma al contempo diminuita per la perdita totale o parziale di alcune lettere; r. 2 Cladi pro Claudi, forse da addebitare a una dimenticanza del lapicida, cf. il gentilizio Claudia che precede; VI[- - -] Vespignani; VR[- - -] Schmidt, che riconosce la R; r. 3 verne pro vernae, meno probabile [contu]verna pro [contu]bernae, noto solo in CIL, VI 21869, 28635; V[- - -] Vespignani e Schmidt.

Rispetto alle edizioni suindicate, le ultime due righe del titulus potrebbero essere integrate con [Item] vel [et] Claudia Cla<u>di Ur[bici? l(iberta)? - - -] vel Ur[bani? l(iberta)? - - -] / [- - -?] verne suae fecit. V[ix(it) ann(is) - - -] vel v(ixit) [a(nnis) - - -], da intendere come probabile aggiunta coeva e solidale (cf. anche lo spazio anepigrafe sotto l'ultima riga del titulus, forse riservato ad ulteriori aggiunte), introdotta dall'avverbio item o semplicemente dalla congiunzione et, con cui una donna della gens Claudia estende l'uso del locus sepulturae alla sua verna defunta, secondo uno schema testuale noto che trova confronti anche in altre iscrizioni urbane. Il gentilizio Claudia in r. 2 è seguito da una formula onomastica maschile, Claudius Ur[bicus] vel Ur[banus], che per posizione e caso adottato potrebbe essere una formula di patronato che qualifica la dedicante come liberta privata; il cognome di quest'ultima poteva trovarsi nella lacuna laterale destra in r. 2, accompagnato dal nome della verna all'inizio della riga successiva.

Datazione: I sec. d.C., inizi, per contesto archeologico di ritrovamento (all'interno delle mura "serviane" oppure - se in giacitura secondaria - dalle immediate adiacenze all'esterno delle stesse), paleografia e onomastica.

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