Villa dei Quintili
La Villa suburbana dei Quintili si estende tra la via Appia Antica e la via Appia Nuova su un pianoro alto ca. 80 metri s.l.m., formato dalla colata di lava leucititica di Capo di Bove, prodotta nel Pleistocene Medio (260 mila anni fa) dall'eruzione del sistema montuoso del Vulcano Laziale (Colli Albani).
L'area della Villa, denominata fino al Settecento "Statuario" per «le molte statue e decorazioni» ivi rinvenute o "Tenuta di Roma Vecchia" per le imponenti rovine evocanti quelle di una città antica, fu acquistata nel 1797 dalla famiglia Torlonia, che vi promosse esplorazioni sistematiche per arricchire con nuove opere d'arte le proprie collezioni urbane. Questi scavi furono affidati prima ad Antonio Nibby (1828-1829), che scoprì le fistule acquarie con il nome dei primi proprietari della Villa, i fratelli Quintili, e poi a Giovanni Battista Guidi (1850-1856), la cui attività si sovrappose a quella del Canina, incaricato dal Governo di riportare alla luce l'ingresso originario della Villa sulla Via Appia Antica.
Nel 1985 lo Stato acquistò dagli eredi Torlonia gran parte dell'area, avviando negli anni successivi indagini archeologiche, tuttora in corso, che hanno permesso di delineare un quadro esaustivo della storia e dello sviluppo edilizio del complesso dal II al III sec. d.C. Il nucleo più antico, realizzato in opera mista con pietrame di leucitite e mattoni, è inquadrabile - grazie ai bolli impressi sui laterizi - nella prima metà del II sec. d.C., quando la Villa apparteneva a due membri di un'illustre famiglia senatoria, i fratelli Sex. Quintilius Condianus e Sex. Quintilius Valerius Maximus, che ricoprirono insieme il consolato nel 151 d.C. Stimati dagli imperatori Antonino Pio e Marco Aurelio, i due fratelli furono in seguito accusati di avere partecipato ad una congiura ordita contro l'imperatore Commodo, che per questo nel 182-183 d.C. li fece uccidere, confiscando tutti i loro beni. La residenza suburbana passò allora in proprietà imperiale e fu protagonista di importanti ampliamenti, realizzati in opera vittata sotto lo stesso Commodo e in opera laterizia durante il principato dei Severi, che la resero per tutto il III sec. d.C. il luogo riservato all'ozio della famiglia imperiale.
Il percorso della visita inizia dall'Antiquarium (A), allestito nella ex stalla del casale moderno, dove sono esposte le sculture restituite dagli scavi occasionali degli inizi del Novecento e dalle recenti indagini della Soprintendenza Archeologica di Roma. Nella sezione dedicata alle divinità "classiche", si distinguono la statua colossale di Zeus, seduto su una roccia con scettro nella mano sinistra e folgore nella destra, quella di Eracle, ritratto con le spoglie del leone di Nemea sul braccio sinistro, e una statuetta di Asclepio, che impugnava il bastone attorno al quale si avvolgeva il serpente sacro ancora visibile sulla base.
Nella sezione delle divinità orientali sono esibiti i due dadofori, Cautes e Cautopates, collegati al culto persiano del dio Mitra ed una statuetta di Artemide Efesina, divinità venerata nel celebre santuario di Efeso, la cui iconografia - caratterizzata da file di mammelle e da una tunica arricchita da teorie di animali selvatici e fantastici - sottolinea il duplice aspetto della dea, connessa alla fertilità e dominatrice delle fiere. Testimoni significativi dell'arredo sontuoso della Villa sono invece le Erme di Dioniso ed Hermes, l'eccezionale capitello con due leogrifi e i resti dei preziosi rivestimenti pavimentali e parietali, tra cui risaltano i capitelli di lesena composti da tarsie di verde antico e palombino, che ornavano gli stipiti d'ingresso di una delle stanze della Villa.
Usciti dall'Antiquarium, percorrendo un sentiero che supera su un ponte il fosso dello Statuario, si incontrano le sostruzioni della Villa (B), un tempo occupate dagli ambienti di servizio (cucine, forni e magazzini), che ampliano la superficie edificabile soprastante, colmando il dislivello tra la sommità e le pendici scoscese del pianoro; il cd. Teatro Marittimo (C), edificio ellittico forse destinato al passeggio e alla conversazione, con un giardino interno circondato da un ambulacro coperto, e infine il complesso termale, articolato in aule predisposte per bagni in vasche a temperatura differenziata: il calidarium (D), aperto all'esterno con grandi finestre ad arco e munito di una piccola sauna e di una piscina riscaldata da tre caldaie di bronzo (restano solo gli incassi di alloggiamento) con forni sottostanti; la sala intermedia del tepidarium (E) e il frigidarium (F), pavimentato in marmi policromi a motivi geometrici con due vasche di acqua fredda sui lati brevi.
Dalle terme si raggiunge il settore residenziale della Villa, ripartito intorno ad un grande cortile lastricato in marmo e composto di ambienti di rappresentanza (G) e privati (H), provvisti di un sistema di riscaldamento fondato sulla circolazione dell'aria calda in tubazioni fittili (tubuli) inglobate nelle pareti o all'interno di intercapedini create con la sopraelevazione dei pavimenti su pile di mattoni (suspensurae). Il lato meridionale del cortile accoglie un ninfeo con pareti movimentate da nicchie per statue e giochi d'acqua, il podio di un tempietto e un serbatoio voltato, che riforniva d'acqua le piccole terme e le latrine ubicate nell'ala privata.
Quest'ultimo dipendeva dal sistema di approvvigionamento idrico della Villa, dislocato nell'area sud-est del giardino, dove si conserva una poderosa cisterna (I), divisa in due navate e rivestita di cocciopesto, in cui si immetteva l'Acquedotto dei Quintili (le arcate sono visibili prima del GRA dalla Via Appia Nuova), a sua volta alimentato dall'Aqua Claudia e dall'Anio Novus. Da questo centro di raccolta, l'acqua era distribuita a tutto il complesso grazie ad un acquedotto su arcate (L) con andamento ovest-est, che - dopo avere servito con una diramazione una cisterna minore (M) - confluiva nella mostra d'acqua del grande Ninfeo con esedra (N), situato presso l'ingresso originario della Villa.
Le ultime indagini condotte dalla Soprintendenza Archeologica di Roma tra il settore residenziale della Villa e il cd. Teatro Marittimo hanno riportato alla luce due grandi cortili porticati (O), forse arredati con piante ornamentali e fontane, una profonda vasca absidata (P) con gradini di discesa insieme ad altri ambienti (Q) del tepidarium, che fungevano da collegamento tra le aule del frigidarium e del calidarium.
Giovanna Di Giacomo
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