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        <title>News feed rss</title>
        <description><![CDATA[Notizie da Archeo Magazine]]></description>
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            <title>L'Area Sacra di Largo Argentina</title>
            <link>http://www.romarcheomagazine.com/en/i-monumenti.html</link>
            <description><![CDATA[<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">L'area sacra di Largo Argentina venne alla luce durante i lavori di demolizione degli edifici compresi tra l'attuale Corso Vittorio Emanuele e via Florida negli anni tra il 1926 e il 1928. Quattro templi repubblicani caratterizzano quest'area e fin dal momento della loro scoperta vennero denominati con le prima quattro lettere dell'alfabeto, da nord a sud rispettivamente <strong>A, B, C, e D</strong>, e furono costruiti in un arco di tempo che va dall'inizio del III secolo a.C. alla fine del II secolo a.C. Tre di questi furono costruiti sull'originario piano di campagna del Campo Marzio (templi <strong>C, A e D</strong>) e tutti avevano un'area esterna antistante leggermente sopraelevata dove sorgevano gli altari per il sacrificio. Nella seconda metà del II secolo a.C. questi tre templi vennero uniti all'interno di un'area comune dalla creazione di una pavimentazione in tufo che rialzò il livello del terreno di 1,40 m. rispetto al piano di campagna originario. La datazione di questa pavimentazione in tufo è indicata dal fatto che essa andò a ricoprire e sigillare l'altare davanti al tempio <strong>C</strong>, altare non originario ma probabilmente un rifacimento, su cui compare il nome di Aulo Postumio Albino console nel 155 a.C. È chiaro che la nuova pavimentazione sia stata fatta dopo tale data e forse in seguito all'incendio del 111 a.C. che devastò gran parte del Campo Marzio. Con la creazione del pavimento in tufo, che è ancora possibile vedere in vari punti dell'area archeologica, i podi dei primi tre templi vennero tagliati a metà e adattati alla nuova sistemazione. Subito dopo questa trasformazione, nello spazio compreso tra il tempio <strong>C</strong> e il tempio <strong>A </strong>venne costruito il tempio <strong>B</strong> che, come si può vedere ancora agevolmente, poggia sul pavimento in tufo e deve dunque essere cronologicamente posteriore ad esso e riconducibile alla fine del II secolo a.C. Con la creazione del quarto tempio avvenne la definitiva unificazione dell'area sacra che dovette inoltre essere circondata da un portico. Il pavimento in lastre di travertino che è ancora oggi possibile vedere all'interno dell'area venne realizzato sopra la pavimentazione in tufo nella prima età imperiale ad opera di Domiziano, il quale restaurò anche gran parte dei quattro templi probabilmente in seguito all'incendio dell'80 d.C. Un ulteriore livello di pavimentazione sempre in travertino, e di cui non rimane oggi nessuna traccia, venne successivamente costruita al di sopra del pavimento domizianeo in età tardo-antica.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Il primo ad essere stato costruito è il tempio <strong>C</strong>. Presenta un podio in opera quadrata di tufo alto 4,25 m. con modanatura di tipo arcaico e nel complesso misura 30,5 m.di lunghezza per 17,1 m. di larghezza. Sulla fronte dovevano essere quattro colonne, cinque sui lati. La cella, in opera laterizia, aveva la pavimentazione in mosaico bianco con riquadratura nera, e documenta il restauro di età domizianea, così come le basi delle colonne in travertino. Il podio è preceduto da una scalinata che in origine doveva avere venti gradini, sostituiti poi dai cinque gradini in travertino in relazione con la nuova pavimentazione domizianea. Davanti al tempio al di sotto della pavimentazione in tufo si conserva l'altare con iscrizione dove si trova il nome di Aulo Postumio Albino console del 155 a.C. Questo tempio viene ormai comunemente identificato con il tempio di Feronia, divinità italica la cui introduzione a Roma avvenne nel III secolo a.C. probabilmente ad opera di M. Curio Dentato che potrebbe anche aver fatto costruire il tempio a questa divinità dopo il 290 a.C., cioè all'indomani la sua vittoria sui Sabini e la conquista del loro territorio.<br />Il secondo edificio in ordine cronologico ad essere costruito è il tempio <strong>A</strong>. Può essere datato alla metà del III secolo a.C. ed è il tempio che subì nel corsi dei secoli le più radicali trasformazioni. Originariamente doveva essere prostilo ed esastilo (cioè con sei colonne sulla fronte) e un primo intervento di modifica lo subì verso la fine del II secolo a.C. quando venne innalzato e ingrandito il podio, che inglobò quello più piccolo precedente. Lo stato attuale è forse dovuto ad una sistemazione appartenente al periodo di Pompeo o di Agrippa e si presenta come un tempio periptero, con colonne di tufo e capitelli in travertino, mentre le due colonne in travertino oggi visibili sono dovute al restauro successivo di età domizianea. Al di sotto del pavimento in travertino nell'area antistante si conservano i nuclei di due altari, uno sull'altro, relative alle fasi più antiche del tempio. Questo edificio venne occupato nell'VIII secolo d.C. dalla chiesa di S.Nicola de Calcarariis o de' Cesarini di cui rimangono testimonianze negli affreschi delle due absidi costruite all'interno dell'antica cella, in un cippo-altare databile al XII secolo e nella cripta semianulare. L'adattamento a chiesa ha permesso comunque la conservazione dei colonnati laterali mentre ha invece compromesso tutta l'area della cella e del pronao dell'antico tempio. Sembra comunque comunemente accettata l'identificazione con il tempio di Giuturna costruito da Q. Lutatio Catulo nel 241 a.C. dopo la sua vittoria nella battaglia delle Isole Egadi contro i Cartaginesi durante la prima guerra punica. A sostegno di questa proposta identificativa dell'edificio sembra essere una notizia contenuta nei "Fasti" di Ovidio, dove il tempio di Giutura è indicato vicino allo sbocco dell'aqua Virgo e cioè vicino alle Terme di Agrippa che sappiamo essere a nord dell'area sacra di Largo Argentina. Il tempio <strong>A</strong> è sicuramente il più vicino ad esse e per questo motivo sembra, ad oggi, essere quello che meglio risponde all'identificazione con il santuario di Giuturna.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Segue cronologicamente il tempio <strong>D</strong>, l'edificio più grande tra quelli di Largo Argentina che è anche quello più a sud dell'area e che rimane per gran parte ancora al di sotto di via Florida. Questo tempio viene datato all'inizio del II secolo a.C. e doveva essere uno pseudoperiptero esastilo, almeno nella sua ultima sistemazione. Il podio appare rivestito di lastre di travertino che in origine dovevano essere stuccate, mentre la cella, che occupa quasi tutta l'area del podio ed è riferibile ad età domizianea, è in opera laterizia e doveva avere come decorazione riquadri di stucco sia all'interno sia all'esterno. La scalinata in travertino attualmente visibile venne costruita sopra dei gradini precedenti in opera cementizia riconducibili alla originaria pavimentazione dell'area. Il tempio <strong>D</strong> di Largo Argentina viene attualmente identificato con il tempio dei Lares Permarini, che sappiamo essere stato dedicato nel 179 a.C. dal censore M. Emilio Lepido. Dai Fasti Prenestini sappiamo inoltre che questo tempio sorgeva all'interno della porticus Minucia che si trovava nel Campo Marzio. Questa notizia unita ad un frammento della Forma Urbis, la pianta marmorea di età severiana, in cui compare il nome di questo portico con al centro un tempio ha portato alcuni studiosi a identificare il tempio dei Lares Permarini con i resti del tempio di via delle Botteghe Oscure, che dovrebbe essere effettivamente il tempio rappresentato nel frammento dell'antica pianta di Roma. Ma in base ai dati archeologici relativi alla zona di via delle Botteghe Oscure sembra che tale tempio sia da identificare piuttosto con il tempio delle Ninfe e il portico circostante con la porticus Minucia Frumentaria.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Ultimo in ordine di tempo è il tempio <strong>B</strong>, il secondo da nord, che si differenzia dagli altri templi per la sua pianta circolare. Come indicato in precedenza questo edificio sacro venne eretto soltanto verso la fine del II secolo a.C. sulla pavimentazione in tufo della seconda metà del II secolo a.C. Il tempio venne originariamente costruito con alto podio (h. 2,5 m.) in blocchi di tufo preceduto da una gradinata anch'essa in tufo, mentre sopra il podio era un cella cilindrica circondata da colonne (ne rimangono 6) in tufo con capitelli e basi in travertino. In un secondo momento la cella venne demolita e vennero murati gli intercolumni della peristasi con muratura laterizia che lasciava però sporgere le colonne sia verso l'interno che verso l'esterno a modo di semicolonne. La pavimentazione della cella così ingrandita venne rifatta con un mosaico pavimentale, e venne ulteriormente ingrandito il podio. Un ultimo intervento edilizio si deve a Domiziano che coprì definitivamente verso l'esterno le colonne, che rimasero visibili soltanto all'interno della cella, ricoprì l'originaria scalinata con una nuova in travertino rifacendo allo stesso tempo una nuova ara (di cui rimane il nucleo) nella parte antistante il tempio e interrando in maniera parziale il podio che venne decorato con una cornice di base in travertino. Il tempio<strong> B</strong> di Largo Argentina è l'unico che sembra potersi identificare con certezza con il tempio della Fortuna Huiusce Diei (la "Fortuna di questo giorno") fondato da Q. Lutatio Catulo console nel 101 a.C. insieme a Mario, dopo la vittoria conseguita il 30 giugno di quell'anno nella battaglia di Vercelli contro i Cimbri. La sicurezza di tale identificazione viene dal ritrovamento nell'area compresa tra il tempio <strong>B </strong>e<strong> C</strong> dei resti in marmo bianco di Paros di un acrolito (statua con parti nude in marmo e parti vestite in metallo), consistenti in una testa colossale femminile alta 1,50 m. insieme con un braccio e due piedi. Si tratta dunque della statua di culto del tempio <strong>B </strong>che dagli storici dell'arte antica è stata considerata come uno dei rari esempi di opera d'arte ellenistica elaborata per un monumento romano ed è stata datata intorno agli anni tra il 100 e il 95 a.C. Suggestiva l'ipotesi che vedrebbe in Scopas minore, artista che sappiamo operativo in quegli anni, l'artefice di questa colossale scultura, i cui resti sono conservati nel Palazzo dei Conservatori dei Musei Capitolini.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Altri resti visibili al'interno dell'area sacra di Largo Argentina sono parte del portico che doveva cingere i quattro templi (la porticus Minucia Vetus) conservato sul lato nord in prossimità del tempio <strong>A</strong>, portico che era addossato ad una analoga struttura più grande conosciuta con il nome di Hecatistylum, ossia il portico dalle cento colonne, che si trova sotto il limite settentrionale dell'area archeologica. Dietro il tempio <strong>A</strong> si trovano i resti di una monumentale latrina pubblica (forica) costruita in età imperiale, ed una analoga struttura troviamo anche dietro il tempio <strong>C</strong>. Tra queste due latrine e proprio alle spalle del tempio rotondo <strong>B</strong> si trovano i resti di un grande podio in opera quadrata di tufo, appartenenti alla Curia di Pompeo, luogo famoso per essere stato lo scenario in cui il 15 marzo del 44.C. venne ucciso Giulio Cesare.</p>
<p><strong style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif;">     Gabriele Romano</strong></p>]]></description>
            <author> gred18@gmail.com (Gabriele Romano)</author>
            <pubDate>Fri, 18 Feb 2011 12:31:34 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.romarcheomagazine.com/en/i-monumenti.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Villa dei Quintili</title>
            <link>http://www.romarcheomagazine.com/en/i-monumenti/archivio/193-villa-dei-quintili.html</link>
            <description><![CDATA[<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;"><a href="http://www.romarcheomagazine.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=207">La Villa suburbana dei Quintili </a>si estende tra la via Appia Antica e la via Appia Nuova su un pianoro alto ca. 80 metri s.l.m., formato dalla colata di lava leucititica di Capo di Bove, prodotta nel Pleistocene Medio (260 mila anni fa) dall'eruzione del sistema montuoso del Vulcano Laziale (Colli Albani).</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">L'area della Villa, denominata fino al Settecento "Statuario" per «le molte statue e decorazioni» ivi rinvenute o "Tenuta di Roma Vecchia" per le imponenti rovine evocanti quelle di una città antica, fu acquistata nel 1797 dalla famiglia Torlonia, che vi promosse esplorazioni sistematiche per arricchire con nuove opere d'arte le proprie collezioni urbane. Questi scavi furono affidati prima ad Antonio Nibby (1828-1829), che scoprì le fistule acquarie con il nome dei primi proprietari della Villa, i fratelli Quintili, e poi a Giovanni Battista Guidi (1850-1856), la cui attività si sovrappose a quella del Canina, incaricato dal Governo di riportare alla luce l'ingresso originario della Villa sulla Via Appia Antica.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Nel 1985 lo Stato acquistò dagli eredi Torlonia gran parte dell'area, avviando negli anni successivi indagini archeologiche, tuttora in corso, che hanno permesso di delineare un quadro esaustivo della storia e dello sviluppo edilizio del complesso dal II al III sec. d.C. Il nucleo più antico, realizzato in opera mista con pietrame di leucitite e mattoni, è inquadrabile - grazie ai bolli impressi sui laterizi - nella prima metà del II sec. d.C., quando la Villa apparteneva a due membri di un'illustre famiglia senatoria, i fratelli <em>Sex. Quintilius Condianus</em> e <em>Sex.</em> <em>Quintilius Valerius Maximus</em>, che ricoprirono insieme il consolato nel 151 d.C. Stimati dagli imperatori Antonino Pio e Marco Aurelio, i due fratelli furono in seguito accusati di avere partecipato ad una congiura ordita contro l'imperatore Commodo, che per questo nel 182-183 d.C. li fece uccidere, confiscando tutti i loro beni. La residenza suburbana passò allora in proprietà imperiale e fu protagonista di importanti ampliamenti, realizzati in opera vittata sotto lo stesso Commodo e in opera laterizia durante il principato dei Severi, che la resero per tutto il III sec. d.C. il luogo riservato all'ozio della famiglia imperiale.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Il percorso della visita inizia dall'Antiquarium (A), allestito nella ex stalla del casale moderno, dove sono esposte le sculture restituite dagli scavi occasionali degli inizi del Novecento e dalle recenti indagini della Soprintendenza Archeologica di Roma. Nella sezione dedicata alle divinità "classiche", si distinguono la <em>statua colossale di Zeus</em>, seduto su una roccia con scettro nella mano sinistra e folgore nella destra, quella di<em> Eracle</em>, ritratto con le spoglie del leone di Nemea sul braccio sinistro, e una <em>statuetta di Asclepio</em>, che impugnava il bastone attorno al quale si avvolgeva il serpente sacro ancora visibile sulla base.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Nella sezione delle divinità orientali sono esibiti i due dadofori, <em>Cautes </em>e <em>Cautopates</em>, collegati al culto persiano del dio Mitra ed una <em>statuetta di Artemide Efesina</em>, divinità venerata nel celebre santuario di Efeso, la cui iconografia - caratterizzata da file di mammelle e da una tunica arricchita da teorie di animali selvatici e fantastici - sottolinea il duplice aspetto della dea, connessa alla fertilità e dominatrice delle fiere. Testimoni significativi dell'arredo sontuoso della Villa sono invece le <em>Erme di Dioniso </em>ed <em>Hermes</em>, l'eccezionale <em>capitello con</em> <em>due leogrifi </em>e i resti dei preziosi rivestimenti pavimentali e parietali, tra cui risaltano <em>i</em> <em>capitelli di lesena</em> composti da tarsie di verde antico e palombino, che ornavano gli stipiti d'ingresso di una delle stanze della Villa.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Usciti dall'Antiquarium, percorrendo un sentiero che supera su un ponte il fosso dello Statuario, si incontrano le sostruzioni della Villa (B), un tempo occupate dagli ambienti di servizio (cucine, forni e magazzini), che ampliano la superficie edificabile soprastante, colmando il dislivello tra la sommità e le pendici scoscese del pianoro; il cd. Teatro Marittimo (C), edificio ellittico forse destinato al passeggio e alla conversazione, con un giardino interno circondato da un ambulacro coperto, e infine il complesso termale, articolato in aule predisposte per bagni in vasche a temperatura differenziata: il <em>calidarium </em>(D), aperto all'esterno con grandi finestre ad arco e munito di una piccola sauna e di una piscina riscaldata da tre caldaie di bronzo (restano solo gli incassi di alloggiamento) con forni sottostanti; la sala intermedia del <em>tepidarium </em>(E) e il <em>frigidarium </em>(F), pavimentato in marmi policromi a motivi geometrici con due vasche di acqua fredda sui lati brevi.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Dalle terme si raggiunge il settore residenziale della Villa, ripartito intorno ad un grande cortile lastricato in marmo e composto di ambienti di rappresentanza (G) e privati (H), provvisti di un sistema di riscaldamento fondato sulla circolazione dell'aria calda in tubazioni fittili (<em>tubuli</em>) inglobate nelle pareti o all'interno di intercapedini create con la sopraelevazione dei pavimenti su pile di mattoni (<em>suspensurae</em>). Il lato meridionale del cortile accoglie un ninfeo con pareti movimentate da nicchie per statue e giochi d'acqua, il podio di un tempietto e un serbatoio voltato, che riforniva d'acqua le piccole terme e le latrine ubicate nell'ala privata.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Quest'ultimo dipendeva dal sistema di approvvigionamento idrico della Villa, dislocato nell'area sud-est del giardino, dove si conserva una poderosa cisterna (I), divisa in due navate e rivestita di cocciopesto, in cui si immetteva l'Acquedotto dei Quintili (le arcate sono visibili prima del GRA dalla Via Appia Nuova), a sua volta alimentato dall'<em>Aqua Claudia </em>e dall'<em>Anio Novus</em>. Da questo centro di raccolta, l'acqua era distribuita a tutto il complesso grazie ad un acquedotto su arcate (L) con andamento ovest-est, che - dopo avere servito con una diramazione una cisterna minore (M) - confluiva nella mostra d'acqua del grande Ninfeo con esedra (N), situato presso l'ingresso originario della Villa.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Le ultime indagini condotte dalla Soprintendenza Archeologica di Roma tra il settore residenziale della Villa e il cd. Teatro Marittimo hanno riportato alla luce due grandi cortili porticati (O), forse arredati con piante ornamentali e fontane, una profonda vasca absidata (P) con gradini di discesa insieme ad altri ambienti (Q) del <em>tepidarium</em>, che fungevano da collegamento tra le aule del <em>frigidarium </em>e del <em>calidarium</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">     <strong style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif;">Giovanna Di Giacomo</strong></p>]]></description>
            <author> g.digiacomo@romarcheomagazine.com (Giovanna DiGiacomo)</author>
            <pubDate>Thu, 18 Nov 2010 10:01:34 GMT</pubDate>
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        </item>
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            <title>Il Teatro di Pompeo</title>
            <link>http://www.romarcheomagazine.com/en/i-monumenti/archivio/190-il-teatro-di-pompeo.html</link>
            <description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: times new roman,times;">Il teatro di Pompeo, il primo in muratura a Roma, fu iniziato ad essere costruito nel Campo Marzio nel 61 a.C. dopo il trionfo di Gneo Pompeo Magno e venne inaugurato nel 55 a.C. con grandiosi spettacoli offerti alla popolazione il cui ricordo è conservato negli scritti di molti autori antichi tra cui Cicerone. <span></span></span></p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">La forma arrotondata della cavea del teatro può essere ancora oggi individuata nell'andamento curvo dei palazzi di via di Grottapinta, mentre il grande portico dietro la scena del teatro si estendeva fino a Largo Argentina. Si trattava del più grande edificio teatrale di Roma, di cui conosciamo la pianta conservata in un frammento della Forma Urbis severiana. La cavea con posti per almeno 20.000 persone aveva un diametro di 150 m., mentre la scena si sviluppava per una lunghezza di 90 m. <br />La struttura ad arcate era formata da pietra gabina e travertino, mentre la scena era costituita da tre esedre con colonne, le due laterali semicircolari e la centrale rettangolare. Sulla scena inoltre sappiamo che erano collocate delle statue raffiguranti le Muse ed Apollo, mentre altre 14 statue, eseguite dallo scultore Coponio, raffiguranti le nazioni sottomesse da Pompeo dovevano essere esposte nel vicino Ecatostylum (il portico dalle cento colonne).</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Le statue della scena, di cui una conservata al Museo di Napoli e un'altra al Museo del Louvre, erano alte 4 m. La cavea era sovrastata da un tempio dedicato a Venere Vincitrice, nella zona del Palazzo Pio-Righetti, che si trovava ad una altezza di circa 45 m. <br />Al teatro era annesso un grande portico dietro la scena che misurava 180 x 135 m., ed era caratterizzato da una doppia file di colonne lungo i lati e dallo spazio centrale aperto che costituiva un vero e proprio parco pubblico con fontane, aiuole e boschetti di platani, le cui tracce sono state trovate sotto il Teatro Argentina. Al centro del lato minore opposto al teatro, adiacente ai templi di Largo Argentina, si trovava la Curia di Pompeo (i resti si vedono dietro il tempio B di Largo Argentina) sede di alcune riunioni del Senato e dove si trovava una grande statua di Pompeo sotto la quale avvenne l'assassinio di Cesare alle idi di marzo del 44 a.C. All'interno del portico trovavano posto numerose opere d'arte di pittori e scultori greci, come Policleto, Pausia, Nicia e Antifilo.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif;">Il Teatro fu restaurato varie volte a partire da Augusto e fino al V secolo d.C., e sempre in seguito ad incendi che ne danneggiarono le strutture. I resti del teatro, con murature in opera reticolata, sono conservati nelle cantine dei moderni edifici della zone e in particolar modo in quelle di via del Biscione e di via di Grottapinta.</p>
<p><span><strong style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif;">    Gabriele Romano</strong></span></p>]]></description>
            <author> gred18@gmail.com (Gabriele Romano)</author>
            <pubDate>Tue, 19 Oct 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.romarcheomagazine.com/en/i-monumenti/archivio/190-il-teatro-di-pompeo.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Horologium</title>
            <link>http://www.romarcheomagazine.com/en/i-monumenti/archivio/182-horologium.html</link>
            <description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 12pt; font-family: times new roman,times;">{morfeo 19}</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: times new roman,times;">Il grande obelisco che si trova davanti al palazzo di Montecitorio fu portato a Roma da Augusto nel 10 a.C. da Eliopoli in Egitto, e venne innalzato nel Campo Marzio come maestoso gnomone di un monumentale orologio solare, per la cui realizzazione, eseguita a cura di Mecenate, fu richiesta la collaborazione di matematici e astronomi di Alessandria d'Egitto. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: times new roman,times;">La scoperta dell'obelisco segnato dai geroglifici, che ne indicano l'originaria appartenenza al faraone Psammetico II, avvenne nel 1748 sotto una casa al civico 3 di piazza del Parlamento (un'iscrizione ricorda il ritrovamento). Qualche tempo dopo, nel 1792, l'obelisco fu restaurato con pezzi della colonna di granito di Antonino Pio (scoperta nel 1703 in via degli Uffici del Vicario) e rialzato nella sua sede attuale, non lontano dal suo posto originario. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: times new roman,times;">Scavi recenti in via del Campo Marzio hanno permesso di portare alla luce una parte dell' <em>Horologium</em>, a circa 6 metri di profondità rispetto al piano attuale, composta da pavimento in grandi lastre di travertino su cui sono posizionate indicazioni in lingua greca in grandi lettere di bronzo. <br />Si tratta di un restauro riferibile a età domizianea avvenuto in seguito al grande incendio dell'80 d.C. Così possiamo ricostruire il funzionamento dell'<em>Horologium</em> solare, dove l'obelisco-gnomone proiettava la sua ombra su un enorme quadrante, che si estendeva da S. Lorenzo in Lucina fino alla piazza del Parlamento, e da via della Lupa a via in Lucina e costituito da lastre di travertino, nel quale erano inserite linee in bronzo dorato per dividere i vari settori temporali e scritte in greco che davano indicazioni cronologiche. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: times new roman,times;">Oltre al ritrovamento dell'obelisco nel corso dei secoli furono trovati tratti del quadrante, come nel 1463 proprio sotto la chiesa di S. Lorenzo in Lucina dove si trovò parte del pavimento con linee bronzee e durante il pontificato di Sisto IV con tratti di quadrante con mosaici rappresentanti figure dei venti e scritte che indicavano i loro nomi (<em>Boreas, Aquilo</em>, ecc.). </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: times new roman,times;">Sappiamo da Plinio che l'orologio, forse in seguito ad un terremoto che spostò leggermente l'obelisco, non funzionava bene, così fu restaurato da Domiziano. Dalle fonti inoltre sappiamo anche che il 23 settembre, data di nascita di Augusto, l'ombra dell'obelisco cadeva esattamente sulla vicina Ara Pacis.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: times new roman,times;"><strong>    Gabriele Romano</strong></span></p>]]></description>
            <author> gred18@gmail.com (Gabriele Romano)</author>
            <pubDate>Thu, 01 Jul 2010 12:14:14 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.romarcheomagazine.com/en/i-monumenti/archivio/182-horologium.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Anfiteatro Flavio</title>
            <link>http://www.romarcheomagazine.com/en/i-monumenti/archivio/180-anfiteatro-flavio.html</link>
            <description><![CDATA[<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;"><br />Quando nell'autunno del 70 d.C. Vespasiano giunse a Roma per essere incoronato imperatore, trovò una città ancora devastata sia dagli scontri bellici avvenuti nel corso del precedente anno, sia da quell'incendio che nel 64 d.C. aveva distrutto gran parte dei principali edifici pubblici e privati dell'Urbe. Il suo principale interesse fu quindi quello di avviare un'immediata opera di ricostruzione che interessò non solo il restauro di molti edifici distrutti, ma anche la fondazione di nuove architetture di cui Roma necessitava da troppo tempo. Architetti, ingegneri e tutte le maestranze edili furono coinvolte in un progetto ben chiaro e definito che partiva da un ampliamento del pomerio per concludersi con la creazione di strutture che fossero funzionali alle diverse esigenze del popolo, in contrapposizione a quanto venne fatto da Nerone che aveva espropriato gran parte del suolo pubblico per la realizzazione delle sue dimore.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Ecco dunque la nascita dell'Anfiteatro Flavio, proprio nel luogo dove sorgeva quel lago artificiale (<em>stagnum</em>) che costituiva il fulcro della colossale dimora neroniana (<em>Domus Aurea</em>). E con esso la realizzazione di altri edifici, dislocati nei dintorni, fra le pendici del Celio e dell'Oppio, che dovevano servire al perfetto funzionamento dei giochi: <em>Saniarium</em> (ospedale dei gladiatori), <em>Spoliarum</em> (una sorta di obitorio), <em>Armamentarium</em> (deposito delle armi e di altre suppellettili per i giochi), <em>Summum Choragium</em> (magazzino per gli scenari e i costumi), come pure i fabbricati adibiti ad accampamenti o palestre gladiatorie (<em>Ludus Magnus, Matutinus, Dacicus, Gallicus</em>).</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Il grandioso edificio dell'Anfiteatro venne dedicato nel 79 d.C. da Vespasiano ed ebbe l'anno seguente, sotto Tito, l'inaugurazione solennizzata da cento giorni continui di giochi. La pianta dell'edificio è di forma ellittica (mt. 188 per mt. 156), mentre l'alzato mostra tre ordini di ottanta archi inquadrati da semicolonne dal basso verso l'alto di ordine tuscanico, ionico e corinzio. Termina la struttura lo slanciato attico, realizzato da Domiziano, dove paraste corinzie interrompono modularmente il giro di mensole che doveva sostenere i pali di legno per il funzionamento del velario, manovrato dalla flotta di Capo Misero. All'interno, la cavea era suddivisa in tre ordini o <em>maeniana</em> (<em>primum, secundum, summum</em>) in cui prendevano posto i cittadini e i personaggi eminenti della città secondo un rigido ordine gerarchico. Alle donne era destinato il <em>summum</em>, distinto da un colonnato, mentre le classi più infime potevano assistere agli spettacoli da una terrazza posta all'altezza dell'attico. Ai due estremi dell'asse minore stavano le tribune d'onore, una per l'imperatore e la sua corte, l'altra per il prefetto dell'Urbe. L'arena, in tavolato ligneo, era separata dalla cavea mediante un alto podio su cui poggiavano i sedili marmorei destinati ai senatori. Una fitta serie di corridoi, ambulacri, ascensori e gallerie si disponeva nei sotterranei, per il veloce transito delle belve e delle attrezzature sceniche che apparivano all'improvviso sull'arena manovrate dai numerosi assistenti ai giochi. Un complesso sistema di recinzioni, scalinate, corridoi anulari permetteva a tutti gli spettatori un rapido accesso all'edifico in cui si è calcolato che potevano prendere posto circa 50.000 persone. Quanto alla tecnica costruttiva l'Anfiteatro Flavio può a ragione considerarsi il trionfo dell'opera cementizia e dell'uso continuo e articolato dell'arco e della volta.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif;">   <strong>Alberto Danti</strong></p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: center;">{morfeo 22}</p>]]></description>
            <author> aldanti@libero.it (Alberto Danti)</author>
            <pubDate>Thu, 03 Jun 2010 10:17:48 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.romarcheomagazine.com/en/i-monumenti/archivio/180-anfiteatro-flavio.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Colonna di Marco Aurelio</title>
            <link>http://www.romarcheomagazine.com/en/i-monumenti/archivio/177-colonna-di-marco-aurelio.html</link>
            <description><![CDATA[<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: center;"><strong>{morfeo 17}</strong></p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Fu eretta in onore dell'imperatore Marco Aurelio dopo la sua morte, nel periodo compreso tra il 180 (anno della morte dell'imperatore) il 196 d.C. (anno in cui sappiamo da una iscrizione che Adrasto, custode della colonna, ottenne il permesso di servirsi delle impalcature di legno usate nella costruzione della colonna, per edificarsi una casa) e si trova ancora in piedi al centro di Piazza Colonna, a cui evidentemente ha dato il nome.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Originariamente il livello pavimentale su cui si appoggiava la colonna era più basso dell'attuale di circa 4 m. e comunque risultava rialzato (una sorta di grande platea) rispetto al livello della via Lata a cui era collegata probabilmente attraverso una scalinata. <br />Il basamento della colonna era in origine molto alto, circo 10,50 m. ed aveva decorazione con Vittorie che sostenevano festoni e una scena di sottomissione di barbari rivolta verso la via. <br />Tutto questo venne distrutto da Sisto V nel 1589, aiutato da Domenico Fontana, che rifece la base e identificando erroneamente la colonna con quella di Antonino Pio nell'iscrizione posta su di essa. <br />Il papa inoltre fece restaurare il fusto della colonna che presentava alcune lacune e mettere la statua di bronzo di S. Paolo sulla sommità (originariamente era qui collocata una statua bronzea di Marco Aurelio poi distrutta nel Medioevo). <br />L'altezza del fusto è di 29,60 m. (con la base 41,95 m.) ed è formato da 28 tamburi di marmo lunense sovrapposti. Inoltre all'interno venne scavato ottenendo una scala a chiocciola di 203 gradini, illuminata da 56 piccole finestre, che arriva fino alla sommità.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Sul fusto sono scolpite le immagini che ricordano le guerre sostenute da Marco Aurelio contro i Sarmati e i Marcomanni. Anche qui come nella Colonna Traiana, che è evidentemente il modello seguito, la narrazione si apre con il passaggio di un fiume, il Danubio, dell'esercito romano, seguono scene di battaglie e a metà la rappresentazione di una Vittoria divide due diversi episodi della guerra, riferibili agli anni 172-173 d.C. e agli anni 174-175 d.C.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">A differenza dei rilievi della Colonna Traiana qui la raffigurazione è resa con maggiore profondità, con le figure più staccate dal fondo e si nota in tutta la composizione una spiccata tendenza alla schematizzazione.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Abbiamo notizie relative anche ad un tempio in onore di Marco Aurelio eretto da Commodo e sembra che questo edificio potesse trovarsi dietro la Colonna. Alcuni ritrovamenti in questa zona hanno infatti rivelato frammenti di soffitti e tegole marmoree riconducibili ad un edificio templare che potrebbe essere stato distrutto già nel Medioevo. Si Ipotizza inoltre in questa zona la presenza di un arco dedicato all'imperatore e i cui rilievi furono inseriti successivamente nell'Arco di Costantino.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;"><strong>Gabriele Romano</strong></p>]]></description>
            <author> gred18@gmail.com (Gabriele Romano)</author>
            <pubDate>Wed, 26 May 2010 12:00:28 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.romarcheomagazine.com/en/i-monumenti/archivio/177-colonna-di-marco-aurelio.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Arruolamento nelle legioni</title>
            <link>http://www.romarcheomagazine.com/en/usi-e-costumi.html</link>
            <description><![CDATA[<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">L'arruolamento nell'esercito romano avveniva secondo diverse modalità che mutarono nel corso della millenaria storia di Roma. Al mitico padre fondatore Romolo si attribuisce l'invenzione della legione, che veniva costituita e alimentata dai componenti stessi delle tre tribù in cui il popolo era stato suddiviso: <em>Luceres</em> (Latini), <em>Tites</em> (Sabini), <em>Ramnes</em> (famiglie autoctone). La tribù era poi a sua volta formata da dieci curie e ognuna di esse doveva fornire 100 fanti e 30 cavalieri all'esercito che pertanto risultava formato da 3000 fanti e 300 cavalieri. Plutarco, nelle Vite Parallele (Teseo e Romolo) descrive con estrema chiarezza la nascita della legione e la sua organizzazione: ad ogni 1000 fanti era affidato un ufficiale di comando che prese il nome di <em>tribunum militum</em>, mentre i cavalieri rispondevano agli ordini del <em>tribunum celerum</em>. Tutta la legione poi afferiva alle supreme disposizioni del <em>Rex</em>.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Diversamente da quanto si crede, questa originaria legione era costituita da quel ceto possidente ed agiato che aveva interesse a difendere il proprio ristretto territorio e  pertanto non si deve immaginare, all'inizio, la conoscenza di particolari strategie di combattimento o modelli militari da seguire. E ciò anche per la mancanza di una politica estera che permettesse l'apprendimento di tecniche militari eventualmente usate da eserciti più dotati e preparati. Certamente, quindi, la prima legione romulea si inserisce in quelle abitudini e costumi militari che si conoscono per le popolazioni autoctone del Lazio e dell'Etruria.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Contadini, piccoli e medi proprietari terrieri, grandi possidenti prestavano il servizio militare soprattutto nei mesi estivi, quando maggiori erano le possibilità di saccheggi e razzie da parte dei nemici nei confronti dei raccolti e degli armenti. Va inoltre ricordata la difficoltà che si poteva soffrire durante la cattiva stagione nell'affrontare eventuali spedizioni sia per la mancanza di strade sia per le condizioni disagiate in cui dovevano trovarsi percorsi e sentieri a causa delle piogge e del freddo che impedivano inoltre lo spostamento di truppe e il loro approvvigionamento.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">La legione romana nasce pertanto come un piccolo contingente fisso formato proprio da chi era più motivato anche economicamente e ponendo come requisito essenziale alla sua appartenenza, il diritto di cittadinanza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif;">Alberto Danti</strong></p>]]></description>
            <author> aldanti@libero.it (Alberto Danti)</author>
            <pubDate>Tue, 25 May 2010 07:46:04 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.romarcheomagazine.com/en/usi-e-costumi.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Meta Sudans</title>
            <link>http://www.romarcheomagazine.com/en/i-monumenti/archivio/172-meta-sudans.html</link>
            <description><![CDATA[<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Per la realizzazione di via dell'Impero (attuale via dei Fori Imperiali) nel 1936, proprio nell'area in cui questa strada si collegava alla via dei Trionfi (via di S. Gregorio), furono abbattute alcune preesistenze archeologiche di grande rilevanza per la topografia e la storia di Roma antica. Si trattò dei ruderi pertinenti al basamento del Colosso di Nerone e in particolare ai resti di una fontana monumentale nota dalle fonti antiche e da alcuni coni monetali col nome di <em>Meta Sudans</em>.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Posta in un punto nevralgico per la viabilità antica e cioè alla confluenza di almeno quattro strade che costituivano i confini di altrettante <em>Regiones</em>, la fontana portava questo nome per la similitudine  della sua forma con le mete poste ai margini delle spine dei circhi, mentre il termine sudante si riferiva al fatto che l'acqua sgorgava da numerosi fori di una sfera (?) come se trasudasse, per poi raccogliersi in un bacino sottostante. In considerazione del luogo in cui sorse è stato giustamente ipotizzato che già con Augusto, che fu l'ideatore della suddivisone dell'Urbe nelle XIV Regioni, se non addirittura in precedenza, in questo punto dovesse esistere una struttura architettonica che ne indicasse la sua importanza.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Gli scavi condotti negli anni ottanta dello scorso secolo hanno permesso di comprendere le diverse fasi architettoniche della fontana, il funzionamento, confermando anche la datazione della sua realizzazione in età flavia, ad opera di Domiziano, anche se dalle monete sembrerebbe che la <em>Meta</em><em> Sudans</em> sia stata costruita sotto il principato del fratello Tito.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Ciò che resta ancora oggi si riferisce alla fondazione in calcestruzzo di forma circolare, che penetrando per circa 10 mt. in profondità è andata a distruggere qualsiasi altra traccia di strutture antecedenti. All'interno e all'esterno della fondazione sono emersi un pozzo identificato come camera di manovra, due fognoli per la distribuzione delle acque in esubero e altri corridoi funzionali alla manutenzione della fontana.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">I risultati delle indagini archeologiche uniti ai disegni ed appunti presi durante le fasi di demolizione degli avanzi superstiti hanno quindi permesso di ricostruire il monumento che si articolava in un bacino di circa 16 mt. di diametro dal cui centro si innalzava il saliente alto ben 17 mt. e articolato in tre zone: la prima, in basso, di forma cilindrica, rivestita di marmo e inserita nella vasca; la seconda, sempre di forma cilindrica, in cui si aprivano nicchie decorate da colonne con all'interno, probabilmente, statue ed elementi decorativi; la terza, infine, di forma conica, rivestita di cortina laterizia alla cui sommità doveva trovarsi una sfera o un elemento floreale adatto per la fuoriuscita dell'acqua.</p>
<p><strong style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif;">    Alberto Danti</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>{morfeo 23}</strong></p>]]></description>
            <author> aldanti@libero.it (Alberto Danti)</author>
            <pubDate>Fri, 07 May 2010 09:07:12 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.romarcheomagazine.com/en/i-monumenti/archivio/172-meta-sudans.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Soldati e Legioni di Roma</title>
            <link>http://www.romarcheomagazine.com/en/usi-e-costumi/archivio/169-soldati-e-legioni-di-roma.html</link>
            <description><![CDATA[<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">La storia di Roma è anche la storia dell'esercito romano in tutte le sue manifestazioni e sviluppi. Anche se alla grandezza dell'Urbe contribuirono altri fattori come quelli politici, culturali ed artistici, di certo il perno dello Stato fu proprio la legione romana, nella sua molteplice funzione di conquista, controllo e difesa. Spesso però si vuole dare alla legione romana e imperiale un valore troppo aulico e mitizzato, dimenticando che era formata da soldati competenti ma pur sempre uomini che portavano all'interno del gruppo militare le loro ansie, i loro problemi nonché gli aspetti più caratteriali di ciascun individuo che andavano dal più turpe traditore fino a colui che era sempre pronto a dare la vita per il buon esito della battaglia e per l'onore di Roma.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Chi sceglieva la vita militare, come spesso accadeva fino a poco tempo fa anche nella nostra società, lo faceva di frequente con intenti opportunistici e con la sottile speranza di ottenere denaro e una probabile carriera, che in base alla propria perizia e forza poteva anche portarlo agli allori della gloria e alla felice memoria del popolo. Di volta in volta spettava poi al comandante supremo o ai grandi condottieri, noti nel panorama militare di Roma, a formare bene le milizie e a trasmettere loro passione e ardore per quegli ideali che resero magnifica, nei secoli, la civiltà romana.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Non a caso si ritiene che la decadenza di Roma sia derivata soprattutto dal deterioramento non solo dell' esercito e delle sue figure guida, ma anche dalla distorsione di quelle funzioni cui le truppe erano preposte, poichè si spinsero troppo verso esagerate ambizioni, come la profonda crisi del III secolo d.C. ci ha insegnato. Quando, infatti, alla milizia arruolata direttamente fra i cittadini romani cominciarono a mescolarsi o a sostituirsi i barbari mercenari o gli esponenti di altre culture, iniziò quel processo di decadimento delle truppe che in pochi decenni portò alla fine della dominazione militare in tutto l'impero. In un certo senso si era venuti meno a quell'originario valore che il termine stesso di <em>legio</em> stava ad indicare: il richiamo del <em>rex</em> alle armi, cui partecipavano tutti i cittadini e i soldati in nome di una città o di una tribù da difendere: dal più basso esponente del proletariato fino agli eminenti personaggi delle nobili famiglie. Tutti uniti sotto un'unica guida e un unico valore morale e fede da tutelare e propagare.  </p>
<p><strong style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif;">Alberto Danti</strong></p>]]></description>
            <author> aldanti@libero.it (Alberto Danti)</author>
            <pubDate>Mon, 03 May 2010 13:08:47 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.romarcheomagazine.com/en/usi-e-costumi/archivio/169-soldati-e-legioni-di-roma.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Portico degli Dei Consenti</title>
            <link>http://www.romarcheomagazine.com/en/i-monumenti/archivio/166-il-portico-degli-dei-consenti.html</link>
            <description><![CDATA[<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Salendo lungo il clivo capitolino, prima di lasciare le pendici del Campidoglio sul versante occupato dall'imponente costruzione del <em>Tabularium</em>, si può osservare, sulla destra, un portico formante un angolo ottuso e che mostra sull'architrave una tarda iscrizione a memoria di un restauro eseguito nel 367 d.C dal prefetto della città <em>Vettius Agorius Praetextatus</em>. Il monumento in questione è noto come il portico degli Dei Consenti ma a ben vedere le uniche fonti note, riferibili a Varrone, lo indicano come una <em>aedes</em> dedicata alle principali divinità pagane che, riunite in assemblea, presenziano a tutte le attività umane deliberando e decidendo del loro destino.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Il culto viene fatto risalire, secondo Livio, alla seconda guerra punica, durante il periodo di particolare pericolo che Annibale portò a Roma. Il complesso monumentale fu rinvenuto nel 1833-34; seguirono restauri e la sua ricostruzione nel 1858, utilizzando i materiali rinvenuti nello scavo. Escludendo l'iscrizione, il portico così come oggi compare, è pertinente alla fase flavia con le dodici colonne coronate da capitelli corinzi su cui sono scolpiti trofei di armi.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">Nella parte retrostante il portico, si trovano otto stanze che poggiano su altri sette vani, tutti realizzati in opera laterizia, e il cui modulo è pienamente da attribuire all'età domizianea. Resti della fase repubblicana, pertinente alla <em>aedes</em> varroniana sono conservati solo nei tratti di fondazione ancora visibili.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;">E' probabile che in questi ambienti, diversamente considerati come <em>tabernae</em>, fossero conservati i simulacri delle divinità, a due a due. Non sono mancate tuttavia diverse interpretazioni sull'uso delle stanze in questione, come l'ipotesi che si trattino di uffici connessi con <em>l'aerarium Saturni</em> (Pensabene), o invece i resti degli <em>Atria VII</em> di Domiziano (Castagnoli), citati dal Cronografo del 354 d.C.</p>
<p style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; text-align: justify;"><strong>Alberto Danti</strong></p>]]></description>
            <author> aldanti@libero.it (Alberto Danti)</author>
            <pubDate>Tue, 27 Apr 2010 09:01:47 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.romarcheomagazine.com/en/i-monumenti/archivio/166-il-portico-degli-dei-consenti.html</guid>
        </item>
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