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Quando nell'autunno del 70 d.C. Vespasiano giunse a Roma per essere incoronato imperatore, trovò una città ancora devastata sia dagli scontri bellici avvenuti nel corso del precedente anno, sia da quell'incendio che nel 64 d.C. aveva distrutto gran parte dei principali edifici pubblici e privati dell'Urbe. Il suo principale interesse fu quindi quello di avviare un'immediata opera di ricostruzione che interessò non solo il restauro di molti edifici distrutti, ma anche la fondazione di nuove architetture di cui Roma necessitava da troppo tempo. Architetti, ingegneri e tutte le maestranze edili furono coinvolte in un progetto ben chiaro e definito che partiva da un ampliamento del pomerio per concludersi con la creazione di strutture che fossero funzionali alle diverse esigenze del popolo, in contrapposizione a quanto venne fatto da Nerone che aveva espropriato gran parte del suolo pubblico per la realizzazione delle sue dimore.

Ecco dunque la nascita dell'Anfiteatro Flavio, proprio nel luogo dove sorgeva quel lago artificiale (stagnum) che costituiva il fulcro della colossale dimora neroniana (Domus Aurea). E con esso la realizzazione di altri edifici, dislocati nei dintorni, fra le pendici del Celio e dell'Oppio, che dovevano servire al perfetto funzionamento dei giochi: Saniarium (ospedale dei gladiatori), Spoliarum (una sorta di obitorio), Armamentarium (deposito delle armi e di altre suppellettili per i giochi), Summum Choragium (magazzino per gli scenari e i costumi), come pure i fabbricati adibiti ad accampamenti o palestre gladiatorie (Ludus Magnus, Matutinus, Dacicus, Gallicus).

Il grandioso edificio dell'Anfiteatro venne dedicato nel 79 d.C. da Vespasiano ed ebbe l'anno seguente, sotto Tito, l'inaugurazione solennizzata da cento giorni continui di giochi. La pianta dell'edificio è di forma ellittica (mt. 188 per mt. 156), mentre l'alzato mostra tre ordini di ottanta archi inquadrati da semicolonne dal basso verso l'alto di ordine tuscanico, ionico e corinzio. Termina la struttura lo slanciato attico, realizzato da Domiziano, dove paraste corinzie interrompono modularmente il giro di mensole che doveva sostenere i pali di legno per il funzionamento del velario, manovrato dalla flotta di Capo Misero. All'interno, la cavea era suddivisa in tre ordini o maeniana (primum, secundum, summum) in cui prendevano posto i cittadini e i personaggi eminenti della città secondo un rigido ordine gerarchico. Alle donne era destinato il summum, distinto da un colonnato, mentre le classi più infime potevano assistere agli spettacoli da una terrazza posta all'altezza dell'attico. Ai due estremi dell'asse minore stavano le tribune d'onore, una per l'imperatore e la sua corte, l'altra per il prefetto dell'Urbe. L'arena, in tavolato ligneo, era separata dalla cavea mediante un alto podio su cui poggiavano i sedili marmorei destinati ai senatori. Una fitta serie di corridoi, ambulacri, ascensori e gallerie si disponeva nei sotterranei, per il veloce transito delle belve e delle attrezzature sceniche che apparivano all'improvviso sull'arena manovrate dai numerosi assistenti ai giochi. Un complesso sistema di recinzioni, scalinate, corridoi anulari permetteva a tutti gli spettatori un rapido accesso all'edifico in cui si è calcolato che potevano prendere posto circa 50.000 persone. Quanto alla tecnica costruttiva l'Anfiteatro Flavio può a ragione considerarsi il trionfo dell'opera cementizia e dell'uso continuo e articolato dell'arco e della volta.

Alberto Danti



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