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Home Usi e costumi Archivio La disciplina nell'esercito romano

Nell'esercito romano la relazione esistente fra un ufficiale e un semplice centurione era assai rigida. Il rispetto delle regole e della ferrea disciplina militare era alla base del buon andamento non solo delle imprese belliche ma anche del controllo dei territori in tempi di pace. Per questo, il comandante supremo, soprattutto durante i periodi di guerra, poteva applicare pene severissime senza nessun appello da parte del condannato.

Diverso il caso nei periodi di relativa calma o durante le missioni di controllo o di sorveglianza delle zone conquistate; era infatti possibile, per pene corporali o pesantemente pecuniarie, ricorrere alle assemblee popolari. Le pene nell'esercito potevano andare dalle semplici ammende fino alle bastonature o flagellazioni che differivano, per numero di colpi, in rapporto alla gravità della pena. Il caso estremo della flagellazione totale equivaleva alla pena di morte, poiché partecipava all'esecuzione tutto il reparto militare del condannato. Questi erano comunque casi estremi e applicati quando il militare era caduto più volte in fallo per furto, tradimento o diserzione. In genere le punizioni dovevano essere solo dei deterrenti, lasciando spazio alla disciplina intesa come un valore a cui tutti, militari e comandanti dovevano sottoporsi per il buon esito delle imprese e il buon nome della legione di appartenenza.

L'esercizio del potere in ambito militare infatti non significava prevaricazione anche perché nello svolgimento delle diverse funzioni che ciascun membro dell'accampamento aveva, ognuno era investito di comando, a qualsiasi livello. Ciò doveva comportare un rispetto dei diversi ruoli e un impegno a sopportare qualsiasi disagio e privazione sia da parte delle truppe, sia da parte degli ufficiali. Giulio Cesare sottolineava spesso, come ci raccontano le fonti antiche, il fatto di spartire equamente con i suoi soldati il pane, le cipolle e il vino, ovvero gli alimenti che costituivano la base nutritiva di tutti i componenti dell'esercito.

Alberto Danti



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